Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Ballando con le stelle 2016: la recensione

ballandoDieci edizioni alle spalle si sentono. Ma si percepisce anche l’intenzione di rinverdire un format già piuttosto usurato. Forse parlare di nuovo inizio come si diceva alla prima puntata è troppo: piuttosto Ballando Con Le Stelle si è aggiornato. Nei contenuti, perché la confezione invece è rimasta pressoché invariata.

Nuove tipologie di ballo anche piuttosto spettacolari (hula hoop, bomba portoricheña, danza polinesiana, bendata), un gran numero di esibizioni improvvisate, prove carnevalesche con i concorrenti vestiti da personaggi dei cartoni animati: un menù estremamente variegato, ottimo antidoto contro l’immobilismo in cui il programma rischia di cadere. Anche perché, essendo in diretta, i tempi morti sono continuamente  in agguato.

Se il lavoro di ricerca, frutto di mesi di tour in tutta Italia, è evidente, lo sono anche gli effetti della campagna promozionale che prima e durante il talent ha coinvolto anche altri programmi della rete. Ma a rendere questa edizione di Ballando Con Le Stelle una delle più riuscite sono stati soprattutto concorrenti come Nicole Orlando, Rita Pavone, Platinette, Enrico Papi, Asia Argento, Iago Garcia e le rivelazioni Daniel Nillson, Luca Sguazzini e Michele Morrone: un cast immune da aziendalismi, che ha pescato in diversi campi dell’intrattenimento alla ricerca di personaggi che potessero garantire share e interesse, come scrivevo qui in vista del debutto.

Ma il merito va anche a una scrittura particolarmente capace di valorizzarne personalità e storie di vita, consapevole che queste, nell’immaginario del telespettatore, prevalgono sulla competizione. Una scrittura che guarda a un target di pubblico ben preciso, piuttosto over e prettamente femminile, a cui offre i suoi beniamini attingendo dalla tv (Il SegretoSanremo, Tale e Quale Show, Don Matteo e Montalbano), dallo sport (Del Piero, Zambrotta e Cabrini) e dal gossip (Morgan, Christopher Lambert e Alba Parietti) Senza però scordarsi dei più giovani e dei socialnauti, come testimoniano le ospitate di Matt & Bise, Benji & Fede e altre web-star o alcuni siparietti costruiti ad hoc (Scanu-Oxa, la gag delle tre Milly con Scanu e Emanuela Aureli).

Più funzionale per avvicinare queste tipologie di telespettatori al programma però potrebbe essere stato l’innesto in giuria di Selvaggia Lucarelli, che con l’aiuto di Platinette e Asia Argento, ha contribuito a movimentare le dinamiche della narrazione come non accadeva da anni e a squarciare quel velo di bon ton che priva la competizione del giusto appeal. D’altronde si sa, polemiche e toni accesi, qui comunque sempre contenuti dalla conduttrice, aiutano il talent a far parlare di sé, anche e soprattutto in rete.

Il resto invece si trascina inesorabile dal passato: la scenografia (qualche modifica c’è, ma nessun stravolgimento), il repertorio musicale, aggiornato con alcuni nuovi pezzi arrangiati magistralmente dalla band, il ruolo di Paolo Belli in Sala delle Stelle che dopo undici anni meriterebbe di essere rivisto.

E anche qualche pecca, come la mancanza di sintesi nella strutturazione della singola puntata: tra duelli, prove a sorpresa, sfide dirette, tesoretti, classifiche, ballottaggi a tre, poi a due, talvolta il telespettatore ha la sensazione di non riuscire ad arrivare in fondo. Pur sapendo già che al sabato sera tirare fino all’una è inevitabile.

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