Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Don Matteo 10: la recensione

donma10

Ha l’efficacia di un tranquillante Don Matteo 10, perfetto contraltare di quell’informazione televisiva che predilige un taglio negativo nel raccontare le questioni socio-giudiziarie che affliggono il Paese: pirateria stradale, violenza domestica, maternità assistita, integrazione, disoccupazione per citarne alcune. Le stesse che il pubblico ritrova nella fiction di RaiUno, ma in una prospettiva diversa, più ottimista: così nel mondo utopico del prete-detective, dominato da un provincialismo rasserenante e valori positivi, ogni situazione, per quanto complessa, finisce sempre per risolversi nel migliore dei modi e il colpevole di un crimine, rappresentazione edulcorata del male che pervade oggi la nostra società, viene assicurato alla giustizia. Ovviamente dopo una fulminea redenzione.

È finzione, non realtà. O meglio è l’idealizzazione di una realtà migliore, lontana da quella effettiva: i telespettatori lo sanno bene ma amano lasciarsi trasportare in questa dimensione così illusoria quanto incoraggiante, dove il dolore resta sussurrato (basti pensare alla morte di Patrizia, di cui si è preferito non mostrare neanche i funerali) e il lieto fine garantito.

L’effetto rassicurante traspare anche nella struttura: gli episodi infatti seguono da anni lo stesso schema narrativo, quasi rispecchiandosi nell’abitudinarietà dei telespettatori che li seguono. Preservato questo aspetto, la decima stagione ha comunque rilevato qualche debolezza. Nella scrittura, vittima talvolta di eccessi di retorica e manie di esasperazione: il calvario sentimentale riservato al capitano Tommasi ne è un esempio.

E nel privilegiare la linea rosa su quella gialla, tendenza delle ultime stagioni, si è caduti in qualche forzatura mai come quest’anno così evidente: don Matteo sembra rimasto il solo a indagare seriamente sui casi di puntata, mentre il capitano Tommasi si fa sempre più coinvolgere da dinamiche amorose e al maresciallo Cecchini spetta il compito di tenere vivo l’animo esilarante della fiction, incarnato in gag e situazioni figlie della commedia degli equivoci. Anche perché in canonica la travagliata storia tra Tomàs e Laura, funzionale a intercettare pubblico giovane (quasi un’ossessione per la fiction Rai) ha purtroppo tolto spazio a Pippo e Natalina, che con Cecchini condividevano questa funzione fin dagli albori.

Più in generale la narrazione, costruita sulle attese create da arrivederci temporanei, nuove coppie e ritorni di fiamma, ha seguito dinamiche piuttosto prevedibili. Così come l’innesto di nuovi personaggi, alquanto stereotipati. Ma si sa, l’intento è di realizzare un prodotto di immediata comprensione per arrivare a un pubblico più ampio.

L’unico guizzo di Don Matteo 10 è stata la partecipazione di Belen Rodriguez, volto della concorrenza, a incentivare la curiosità di quei telespettatori piuttosto lontani dal mondo edulcorato del prete-detective. La regia e la fotografia si accodano alla scrittura, riprendendone la linearità, senza lasciarsi andare a particolari colpi di testa e limitandosi a sottolineare il paesaggio umbro, altro forte motivo di interesse per il pubblico.

Insomma nessuno stravolgimento, solo qualche piccolo tentativo di attirare i giovani nella consapevolezza che lo zoccolo duro di fan della fiction italiana (e di RaiUno) resta comunque il target over. E così Don Matteo, anche dopo dieci stagioni, sedici anni di messa in onda e infinite repliche, continua a registrare ascolti bulgari nonostante da quel 7 gennaio 2000, giorno del debutto della serie, la televisione sia profondamente cambiata.

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2 commenti su “Don Matteo 10: la recensione

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