Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

The Voice Italia 2016: recensione Blind Auditions

tvoiSi recensisce da solo The Voice 2016 per merito di Raffaella Carrà che negli ultimi minuti della puntata di ieri ha intimato ai colleghi di stringere. La spiccata loquacità di Dolcenera e Max Pezzali mal si concilia con la dinamicità che esige uno show di questo genere. Ed evidentemente crea problemi anche in montaggio. Perché è qui che The Voice rischia particolarmente di cadere.

Le lungaggini nei giudizi che spesso si risolvono in eccessive adulazioni per convincere i concorrenti a entrare nella propria squadra tolgono ritmo al programma. Che dovendo ripetere per tre ore la stessa formula (d’altronde la durata maggiore contribuisce ad alzare lo share) necessita di uno sforzo notevole di scrittura e di montaggio per non permettere al telespettatore di annoiarsi.

In giuria, parte fondamentale del racconto, Dolcenera dimostra di non aver dimenticato, nonostante gli anni di assenza dal piccolo schermo, quanto imparato nella sua precedente esperienza a Music Farm. Conosce bene il mezzo televisivo, sa come fare spettacolo, non si tira indietro, pur risultando a tratti eccessivamente sopra le righe. Pezzali si sforza, mentre Emis Killa ricalca l’immagine del rapper-coach costruita negli anni da Fedez e J-Ax senza emergere. Almeno per ora.

Raffaella Carrà invece sta al gioco (si fa prendere in giro dai colleghi, ironizza sui concorrenti più giovani che la snobbano, si lascia portare in braccio da Killa) ma, complice probabilmente anche l’esperienza di Forte Forte Forte, sembra aver perso l’entusiasmo delle prime edizioni.

Troppo “volemose bene” in giuria stona con la competizione. E il racconto risente anche della mancanza di performance a effetto. Condirlo di audizioni vip (ieri sera Gigi D’Alessio) o nascondere concorrenti dietro un tendone, come già visto nelle precedenti edizioni, sono trovate che alla lunga perdono appeal.

Urge inventarsi qualcos’altro, puntare su storie forti ma anche su concorrenti che visivamente e vocalmente possano arrivare al pubblico con maggiore immediatezza: il meccanismo di The Voice infatti, diversamente da altri talent, non consente ai telespettatori di affezionarsi facilmente ai protagonisti per via dei tanti concorrenti previsti in ogni edizione e del numero limitato di esibizioni di cui possono disporre in ogni fase. Il rischio di scomparire dall’immaginario collettivo (e dalle classifiche musicali) è quindi particolarmente alto se non si ha fin da subito un impatto significativo.

Talenti efficaci consentirebbero poi a The Voice di vincere una sfida ogni anno sempre più difficile: mantenere alto l’interesse del pubblico anche nelle fasi successive alle Blind Audition.

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Un commento su “The Voice Italia 2016: recensione Blind Auditions

  1. maurizio
    febbraio 25, 2016

    carrà intramontabile professionista, complimenti

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