Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Sanremo 2016: recensione terza serata

stadioLa musica torna protagonista nella terza serata del Festival di Sanremo. Ridotti al minimo gli elementi di contorno, l’attenzione è quasi tutta per la reunion dei Pooh e le cover in gara. Solo qualcuna rende pienamente giustizia all’originale, le altre non risultano così efficaci anche a causa degli arrangiamenti poco riusciti.

E in uno dei Festival che più omaggia il glorioso passato della musica italiana, la vittoria degli Stadio con La sera dei miracoli di Lucio Dalla sembra proprio cadere a pennello. Merito di una performance fortemente suggestiva, culminata nel finale con il secondo ritornello affidato alla voce originale del grande Dalla.

Ma la sorpresa è sicuramente la Don Raffaè di Fabrizio De Andrè, portata all’Ariston con notevole convinzione da Clementino. Interpretazioni molto intense anche per Valerio Scanu, Francesca Michielin, Annalisa e Noemi. Rocco Hunt non si smentisce e fa ballare il teatro. Spicca ancora l’estro creativo di Elio e le Storie Tese che hanno proposto una cover in italiano della Quinta di Beethoven, nella versione disco-dance di Walter Murphy, inventandone da zero il testo di cui l’originale è privo.

Il resto dello show invece scorre al pari delle precedenti serate, impigliandosi a tratti in lungaggini eccessive. E in un problema tecnico, il primo dei Festival dell’era Conti, relativo alla votazione della prima sfida tra le Nuove Proposte. Questa volta, almeno, il televoto non ha colpe. La sala stampa vota di nuovo e ribalta il risultato: passa Francesco Gabbani e non Miele, come precedentemente annunciato sul palco. Conti visibilmente dispiaciuto spiega in diretta l’accaduto e ne esce bene: il suo classico stile rassicurante colpisce ancora. E a Sanremo, dopo l’assenza dello scorso anno, torna la polemica.

Qualche notazione infine su Gabriel Garko, che sceglie la strada piuttosto facile dell’autoironia per uscirne al meglio, un po’ come Arisa lo scorso anno. Bisogna però stare attenti a non esagerare, rischiando di diventare ripetitivi e alla lunga di annoiare. E sulla regia di Maurizio Pagnussat che in questa edizione sembra addentrarsi particolarmente nel pubblico e nell’orchestra, cercando di catturarne il più possibile le emozioni. Un sorriso, quello della corista davanti alla gag di Virginia Raffaele che nei panni di Donatella Versace perde una ciocca di capelli. Le lacrime di una violinista durante l’esibizione di Ezio Bosso. O il divertimento di alcuni spettatori che si sono scatenati in platea durante il medley dei Pooh. Quasi a sottolineare l’idea di insieme, del Sanremo di tutti che si cerca ripetutamente di trasmettere. E lo spettacolo ne guadagna.

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