Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Luisa Spagnoli: recensione per BubinoBlog

downloadDeterminazione, passione, anticonformismo: non c’è dubbio che la vita di Luisa Spagnoli si presti perfettamente ad essere il soggetto per una fiction biografica di potenziale successo. E così è stato.

Peccato che la miniserie sulla perspicace imprenditrice ripeta il solito errore in cui cadono quasi tutti i biopic televisivi della generalista: l’eccesso quasi irritante di didascalismo che privilegia gli sviluppi della trama a un’efficace introspezione psicologica del personaggio principale.

Così anche in Luisa Spagnoli il rapido susseguirsi di accadimenti nella vita della protagonista (l’incontro col futuro marito, il matrimonio, la nascita dei figli, l’avvio dell’attività imprenditoriale, la guerra, l’infatuazione per il giovane Giovanni Buitoni) finisce per prendere il sopravvento arrivando quasi a travolgerne la figura. È solo grazie all’efficace interpretazione di Luisa Ranieri che il forte temperamento e la lungimirante visione sociale e imprenditoriale della vera Luisa Spagnoli riescono in parte ad emergere.

Come la Ranieri anche il resto del cast, con interpretazioni piuttosto convincenti (quelle di Antonello Fassari e Franco Castellano su tutte), contribuisce a nascondere qualche debolezza nella sceneggiatura reggendo sapientemente alcuni dialoghi alquanto scontati.

Agli sceneggiatori va invece riconosciuto il merito di aver inserito nel contesto storico della fiction alcune tematiche molto attuali e profondamente sentite dal pubblico, come quella della violenza sulle donne, incarnata nella storia di Ada (Elena Radonicich), l’amica di infanzia di Luisa (un personaggio inventato), che il marito picchia e umilia in continuazione. Una buona intuizione, al pari di quelle che ebbe in campo imprenditoriale la Spagnoli, che contribuisce a coinvolgere ulteriormente i telespettatori in quel mondo apparentemente lontano nel tempo, ma per certi aspetti molto più vicino al nostro di quanto si possa pensare.

Anche il linguaggio rispetta i canoni delle tradizionali fiction biografiche della tv pubblica: dissolvenze a sottolineare i passaggi temporali, tripudio di musiche in sottofondo, fotografia patinata. Qualche guizzo registico c’è, ma si sarebbe comunque potuto osare di più.

In ogni caso l’operazione merita di essere premiata, perché permette anche ai più giovani di conoscere la storia di una donna che indubbiamente ha lasciato un importante segno nella nostra società.

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