Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Tango per la libertà: recensione per BubinoBlog

tangoNon si può certo dire che l’idea di per sé non sia interessante: raccontare una triste pagina della storia recente come l’Argentina dei desaparecidos e il coraggio di un nostro connazionale che al silenzio imposto da un’agiata posizione politica ha preferito reagire e salvare vite umane.

Se non altro, perché il concept di Tango per La Libertà (questa sera la seconda e ultima parte), ispirato alla vera storia di Enrico Calamai, vice-console nella Buenos Aires degli anni Settanta che portò in salvo centinaia di persone dalle persecuzioni del regime militare, si discosta dalle solite famiglie, tonache e divise che imperversano nella nostra fiction.

Ma la miniserie con Alessandro Preziosi, forse per avvicinarsi di più al pubblico, finisce per privilegiare sentimentalismi e intrighi da romanzo a ricostruzioni storiche di notevole impatto. Il racconto si addentra nella vita di Marco Ferreri, finto nome del personaggio ispirato a Calamai.

Ne cattura ambizioni e insicurezze, concentrandosi sul suo rapporto con Anna Ribeiro (Rocio Munoz Moralez), famosa cantante di tango argentina a cui i militari al potere hanno rapito la sorella. E si arricchisce di avvincenti colpi di scena, come il cliffhanger alla fine della prima parte in cui il telespettatore scopre che il migliore amico di Ferreri, interpretato da Giorgio Marchesi, è in realtà un traditore.

Ma il dramma dei desaparecidos fatica ad emergere nella sua dimensione storica. Resta piuttosto sullo sfondo, relegato a temibile antagonista che impedisce ai protagonisti di vivere in tranquillità il loro amore. L’assenza di scene di massa, le inquadrature strette e a tratti eccessivamente ordinate non riescono a rendere efficacemente l’ampiezza della tragedia, la confusione di quei momenti, la crudezza delle violenze operate dai militari nel silenzio delle istituzioni.

Così quei valori che la vicenda di Calamai realmente racchiude in sé e di cui la miniserie dovrebbe farsi portatrice sembrano quasi perdere consistenza nell’ennesimo tele-romanzo in formato fiction.

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