Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Da Il TeleDipendente a BubinoBlog: la recensione di Questo è il mio Paese

violante-placido-questo-è-il-mio-paese-638x425Questa è la mia fiction: avrebbe anche potuto intitolarsi così la serie di RaiUno con Violante Placido che si chiude questa sera con l’ultima puntata. Perché in Questo è il mio paese i telespettatori (o meglio le telespettatrici) trovano tutti quegli elementi che negli ultimi anni hanno decretato il successo della serialità Rai: personaggi femminili forti, storie d’amore appassionanti, impegno civile e sociale particolarmente accentuato e un pizzico di mistery. Il tutto impreziosito da tematiche sociali e politiche particolarmente attuali e sentite dal pubblico: le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni pubbliche, il caporalato, la disoccupazione, il controllo dei clan sulla gestione dei rifiuti per citarne quattro che tuttora riempiono, alla luce degli ultimi casi, ore e ore di telegiornali e programmi di informazione.

Qui però, nonostante sia evidente nella scrittura il lavoro di ricerca e documentazione per rappresentarle il più realisticamente possibile, passano quasi in secondo piano, perché su di esse finisce per prevalere quel sentimentalismo da fiction della generalista che a tratti rischia di privare la serie di credibilità. Basti pensare alla protagonista Anna (Violante Placido), sindaco quasi per caso che, tra mille difficoltà personali, riesce a risolvere tutti i problemi del suo paese e dei suoi concittadini lasciandosi guidare da altruismo, generosità e forte senso della giustizia. Ce ne fossero davvero di sindaci così verrebbe da pensare, ma la realtà sembra dire il contrario e non sempre il lieto fine è assicurato come racconta la fiction.

E se il sentimentalismo arriva a contagiare così le vicende politiche, figurarsi quelle amorose dei protagonisti. Lì giustizia e ingiustizia, ragione e istinto si mescolano in un mix letale come nella miglior tradizione della letteratura romantica. L’attrazione fatale di Anna per il suo misterioso ex molto vicino alla mafia o il tradimento di suo marito Lorenzo (Fausto Maria Sciarappa) che contribuisce a mettere in crisi la coppia sono solo due di queste storyline. Ma forse la più interessante è quella della figlia adolescente Chiara (una sorprendente Valentina Romani), innamorata di Cosimo Malorni (Cristiano Caccamo), il figlio di un boss latitante che non riesce a ribellarsi alla vita di ingiustizie a cui è destinato, finendo per rimanerne vittima. Chiaramente ispirata a quegli amori contrastati di memoria shakesperiana che hanno facile presa sul pubblico, la relazione di Cosimo e Chiara se non è altro è servita ad avvicinare anche i telespettatori più giovani alla fiction.

Meritano una sottolineatura infine l’abile regia di Michele Soavi, particolarmente capace nel trasmettere, attraverso inquadrature curate e tecniche di ripresa suggestive, gli stati d’animo e le emozioni celati in ogni scena. E la fotografia, in grado di evidenziare molto sapientemente le diverse sfumature dei paesaggi incantevoli della Puglia e della Basilicata in cui è stata girata la serie.

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