Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Lea, il film-tv sulla donna che si ribellò alla ‘ndrangheta: quattro cose da sapere

leaÈ la storia di chi riesce a trovare in sé la forza di reagire, di non piegarsi alla realtà accettando passivamente quelle prigioni che la vita ci impone indipendentemente dal nostro volere. È la storia di chi non ha paura quella di Lea Garofalo: un esempio di forza e grande coraggio che in giorni difficili come questi, i primi dopo gli attentati di Parigi, acquista ancora più valore. La racconta Marco Tullio Giordana nel film tv Lea, in onda questa sera su RaiUno.

La Via Crucis di Lea. È il 2002 quando Lea Garofalo, 28 anni, decide di alzare la testa, di ribellarsi al mondo criminale di violenza, paura e menzogne in cui ha sempre vissuto. Per lei e soprattutto per la figlia Denise, a cui vuole risparmiare il suo triste destino. Decide di collaborare con la giustizia, denuncia i loschi traffici dei boss della ‘ndrangheta e le faide interne tra i clan, in particolare quello della sua famiglia e quello dell’ex compagno Carlo Cosco, padre di Denise, ed entra in un programma di protezione testimoni. Gira l’Italia Lea, sotto falsa identità. Poi la giustizia le volta le spalle: viene esclusa dal programma testimoni perché la collaborazione offerta non fu ritenuta sufficientemente rilevante. Da lì una serie di ricorsi in tribunale e un tentativo, sventato, di sequestro. Fino al novembre del 2009 quando Carlo, l’ex compagno, chiama a Milano Lea e Denise, che all’epoca erano tornate a vivere a Campobasso, con la scusa di voler parlare del futuro della figlia. Aveva già organizzato tutto: Lea viene rapita e uccisa. Apparentemente una scomparsa, perché il corpo viene distrutto e occultato in un terreno vicino a Monza. Sarà la figlia a testimoniare contro il padre a processo.

Il film. Scritto da Monica Zapelli e Marco Tullio Giordana, che è anche regista, si base sul materiale d’inchiesta e sulle sentenze dei processi che hanno condannato all’ergastolo il marito di Lea e i suoi complici. Il racconto della realtà e dell’impegno sociale di chi ha cercato di ribellarsi a mafie e ingiustizie è una prerogativa di Marco Tullio Giordana (La Meglio Gioventù, Romanzo di Una Strage). Dopo aver fatto conoscere la storia di Peppino Impastato ne I Cento Passi, con Lea Giordana torna a raccontare, diffondere e trasmettere l’esempio di persone che realmente hanno combattuto per la libertà, nonostante la brutalità e la cattiveria del nemico: la mafia, in qualunque forma sia, ovunque si trovi e comunque la si chiami (‘ndrangheta, camorra o con un altro nome). L’impronta di Giordana si percepisce nella tecnica della narrazione e nel linguaggio che sceglie per i suoi lavori, da cui traspare una spiccata sensibilità sociale. E anche quella sua capacità, per nulla scontata, di raccontare i fatti nella loro dimensione concreta, anche con crudezza quando lo richiedono, senza edulcorare eccessivamente la realtà come solitamente cinema e televisione vorrebbero.

Il cast. Impreziosisce il lavoro un cast poco conosciuto dal pubblico del piccolo schermo: volti nuovi, almeno televisivamente, che contribuiranno di certo a rendere più credibile il racconto. Nei panni della protagonista l’attrice pugliese Vanessa Scalera (Mia Madre di Nanni Moretti, Vincere e Bella addormentata di Marco Bellocchio). In quelli della figlia adolescente invece la giovane Linda Caridi. Una sfida difficile: essere portatrici del messaggio di forza e coraggio incarnato da Lea e Denise. Ma Giordana ha dichiarato che fin da subito, appena le ha viste, ha capito che sarebbero state loro le interpreti più adatte a questo compito. Alessio Praticò è invece Carlo Cosco. Fanno poi parte del cast anche Mauro Conte e Matilde Piana.

Partecipazioni speciali. Dietro Lea c’è anche il contributo di Libera, l’associazione contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti, che ha avuto un ruolo importante anche nelle vite di Lea e Denise. E proprio Giordana, in un’intervista, ha raccontato che don Ciotti gli ha rivelato che Lea Garofalo fece vedere il suo film I cento passi a Denise. E proprio questo è uno dei motivi che l’ha spinto a fare il film. Ma non finisce qui: il sogno del regista è proprio quello di vedere il film assieme a Denise, che oggi vive in un rigido programma di protezione. I due, durante la lavorazione di Lea, hanno avuto modo di comunicare solo tramite avvocato, a causa delle rigide condizioni di segretezza in cui vive la ragazza. E Denise ha molto apprezzato che dietro il film su sua madre ci sia proprio il regista de I Cento Passi.

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