Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Il più grande pasticcere 2015, le selezioni: la recensione

pasticcereConoscenza, passione e carattere sono le tre doti che, a detta della voce narrante, dovrebbe possedere il più grande pasticcere. E proprio il carattere è quello che in parte manca al programma. Eliminata la zavorra della conduzione, inutile surplus nella precedente edizione, resta ancora qualcosa da limare nella struttura.

A partire dal formato: un’ora e quaranta minuti, una durata eccessiva per un programma che gioca sul ritmo e montaggio. E per quanto possano farcire quello spazio di sfide dirette e prove per vivacizzarlo, è comunque difficile riuscire a tenere alta l’attenzione del telespettatore. Considerando che il pubblico dei cooking-talent show è abituato a una durata ben inferiore. Che non sia meglio impostare il racconto su puntate di massimo un’ora  e trasmetterne due a sera?

Purtroppo il continuo inserimento di pseudo-confessionali non contribuisce a rendere meno snervante la durata: anzi, alla lunga rischia quasi di diventare un abuso. Piuttosto sarebbe meglio sfruttare la tecnica del colpo di scena rendendo la competizione sempre più imprevedibile: rompere gli schemi significa ad esempio assegnare, nella prima puntata di selezioni, un posto in Accademia (e simbolicamente il cappello da chef) direttamente nella prima prova, a quello risultato più meritevole (tale Lorenzo), a sorpresa, senza far presagire nulla al telespettatore né agli altri concorrenti. O ancora, nelle prove più tecniche come quella della preparazione della crema pasticcera e delle meringhe, eliminare improvvisamente qualcuno prima ancora che termini il suo lavoro, perché ha già commesso errori gravi oppure, nel peggiore dei casi, se già è chiaro che non è allo stesso livello degli altri.

Insomma, va bene rimproverare duramente i concorrenti per spronarli a tirare fuori la loro competitività, ma di per sé non basta: avere carattere significa anche saper stuzzicare l’appetito del pubblico ed essere capaci di miscelare ingredienti diversi, meglio se improbabili, per stupire continuamente l’occhio e il palato del telespettatore tenendolo incollato davanti allo schermo. Proprio come provano a fare i pasticceri nel preparare uno di quegli invitanti e maestosi dolci con cui tentano di salvarsi la pelle e passare alla puntata successiva.

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