Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

25 anni senza Ugo Tognazzi: la sua impronta nella storia della tv

tognazzi+Varietà, fiction: Ugo Tognazzi, di cui oggi ricorrono i venticinque anni dalla scomparsa, è stato protagonista indiscusso del grande, ma anche del piccolo schermo. Un due tre, Carosello, Milleluci, Canzonissima: una tv non ancora prigioniera dell’Auditel e immune dall’ansia degli ascolti, una tv divisa tra il piacere di intrattenere e il dovere di informare disinteressatamente, senza secondi fini e per il puro gusto di farlo.

Una comicità innovativa per l’epoca, l’irrisione e la derisione dell’Italia e degli italiani difficile da comprendere e accettare per qualcuno. Maschere attuali ancora oggi, cinquant’anni dopo, che continuano a rivivere nei contenitori come Techetecheté facendo ridere e riflettere allo stesso tempo.  Perché Tognazzi e Vianello, nei loro sketch, riuscivano a centrare quei vizi e quelle virtù dell’italiano medio che ormai sono parte integrante del nostro Dna, capaci di resistere al passaggio del tempo e delle generazioni.

Far ridere e far riflettere con gag satiriche e parodie, rivendicare il “diritto alla cazzata” è stata un po’ la sua missione di vita, prima assieme a Vianello poi con gli altri grandi con cui ha lavorato. Far ridere e far riflettere sempre e comunque, nei momenti belli ma anche in quelli brutti. Come quando nel 1959 i due mattatori vennero silurati dalla Rai per quella scenetta in cui prendevano in giro bonariamente l’allora Presidente della Repubblica Italiana Gronchi, caduto accidentalmente dalla sedia la sera prima alla Scala. Nessun nome esplicito, nessun riferimento, solo una gag ispirata a quell’episodio su cui però si abbatté la censura: Un due tre venne immediatamente cancellato e Tognazzi e Vianello cacciati. Altri tempi, altre regole. Ma fu la Rai, anni dopo, a non riuscire a fare a meno di loro due, la cui stella, nel frattempo, non si era affatto spenta. Al contrario ha continuato a brillare al cinema, negli oltre trenta film girati in quegli anni.

E ancora per la tv Tognazzi negli anni Settanta è stato FBI – Francesco Bertolazzi Investigatore, serie in sei episodi sceneggiata da Age e Scarpelli e da lui diretta e interpretata. Ha poi preso parte ad altre fiction realizzate per la tv, italiana e francese (Qui c’est ce garcon?), abbattendo di fatto quel muro di pregiudizi che voleva gli attori del grande schermo schivare la serialità televisiva. Fino a Una famiglia in giallo, di cui fece in tempo a girare solo i primi due episodi perché un’emorraggia cerebrale se lo portò via nella notte del 27 ottobre di venticinque anni fa.

La tv gli rende omaggio nei contenitori, ma anche con una maratona su Iris. Oggi, che della sua comicità ce ne sarebbe davvero ancora tanto bisogno.

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