Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Il Più Grande Pasticcere 2015 al via: come distinguersi dagli altri cooking-talent

ilpiugrandepasticcereRiparte da una media di 1.693.000 telespettatori (6,72% di share) Il Più Grande Pasticcere, il cooking-talent show di RaiDue. Trenta nuovi candidati si contendono il titolo, sotto gli occhi di quattro grandi maestri dell’alta pasticceria: Luigi Biasetto, Leonardo Di Carlo, Roberto Rinaldini e, nelle prove in esterna, Iginio Massari.

La seconda edizione del programma, in partenza questa sera, cerca di rimediare agli errori del passato: niente più conduzione, accusata lo scorso anno di essere un inutile surplus ammazza-ritmo. Al suo posto, come nel format originale e nella maggior parte degli altri talent culinari del momento (Masterchef, Bake Off), una voce narrante fuori-campo femminile guiderà i telespettatori nel racconto delle sfide. Aumentano quindi le responsabilità per i giurati, a cui si richiede un maggior appeal dal momento che, senza più Caterina Balivo, il format e la gara si giocano quasi esclusivamente sui loro giudizi, sulle loro sfuriate e sul loro modo di relazionarsi con i concorrenti: ingredienti essenziali per regalare al pubblico uno show intrigante.

D’altronde il successo di questi programmi, tutti ormai molto simili tra loro, si gioca sulla capacità di sapersi distinguere dai competitor. Come? O puntando su un cast particolarmente ricco di personalità interessanti e, per certi versi, ancora poco raccontate in tv. Oppure, come insegna Masterchef, spingendo l’acceleratore sulla competizione. E in questo caso fondamentale è riuscire a tirare fuori lo spirito competitivo e l’ambizione dei concorrenti, sia costruendo prove e meccanismi in questa direzione sia sfruttando l’indole della giuria che, nell’insieme, dovrebbe apparire sufficientemente accattivante.

Così si accenderebbe l’interesse del pubblico, che sui social potrebbe schierarsi a favore dell’uno o dell’altro pasticcere, discutendo di fatto del programma che di certo ne beneficerebbe sia in ascolti che in popolarità.

Il resto è nelle mani del montaggio, che oltre a essere veloce e dinamico, dovrebbe manifestare alla base uno studio che permetta al racconto di risultare coinvolgente e ritmato, oltre che comprensibile, senza appesantirlo e non rischiando così di annoiare il telespettatore.

Forse così Il Più Grande Pasticcere potrà ingolosire ancor più telespettatori dello scorso anno. Perché in tv un dolce, per quanto possa essere buono, non è comunque sufficiente per rendere appetibile un intero programma.

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