Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Squadra Antimafia 7, l’analisi: il sacrificio delle sorelle Colombo, morte per tenere in vita la serie

laraMai affezionarsi troppo a un personaggio, buono o cattivo che sia. Squadra Antimafia lo sa bene e anche i telespettatori dovrebbero averlo capito, stando alle ultime due puntate della settima stagione che hanno visto l’uscita di scena di Lara Colombo prima (Ana Caterina Morariu) e della sorella contro cui ha combattuto negli ultimi anni, la perfida Veronica (Valentina Carnellutti). Senza contare gli altri componenti del clan Maglio, dallo zio al nipote Graziano (Gabriele Greco), uccisi insieme ai loro uomini da De Silva (Paolo Pierobon) per liberare la giudice Ada Ferretti (Marta Zoffoli).

Una carneficina funzionale alla narrazione: rimescolare le carte in tavola per ravvivare il prodotto e continuare così ad esercitare appeal sul pubblico scongiurando il pericolo che si annoi. D’altronde insistere sugli stessi personaggi fino allo sfinimento, portare all’estremo le solite trame potrebbe rivelarsi controproducente, soprattutto per una serie arrivata alla settima stagione.

Un espediente narrativo ampiamente usato anche ne L’Onore e il Rispetto, altra fiction sulla mafia di Canale 5 di cui ieri sera si è conclusa la quarta stagione, totalmente differente per linguaggio, taglio narrativo e contenuti da Squadra Antimafia.

E così a farne le spese, tra i tanti, sono state le sorelle Colombo, due personaggi tra i più rappresentativi, perché incarnano alla perfezione l’essenza della serie: l’incontro-scontro tra mafia e giustizia, l’intreccio continuo tra bene e male, l’infinita metamorfosi tra giusto e sbagliato.

Lara, l’inflessibile vicequestore, personaggio complesso: eroina positiva ingabbiata tra il dovere professionale e gli veroaffetti. Prima l’amore per Calcaterra (Marco Bocci), poi il fallimento nel tentativo di riportare dalla parte dei buoni la sorella Veronica, collusa con la mafia. Lo stesso sangue, il volto del bene contrapposto a quello del male, Veronica, donna senza scrupoli che non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere i suoi scopi. Divise nella vita, ma unite dalla morte: entrambe uccise proprio quando sembravano aver raggiunto la loro personale felicità (il matrimonio con Sandro per Lara e la chiave di Crisalide per Veronica): un classico della narrazione seriale.

Ma, scavando in profondità, le sorelle Colombo sono entrambe vittime della stessa mano omicida: quella degli autori. E dello stesso movente: l’esigenza di rinverdire una serie in onda da sette stagioni che si scontra con la concorrenza di prodotti più giovani e il proliferare di altre serie dello stesso genere. La necessità di rendere credibili situazioni e personaggi senza compromettere il potenziale di attrattiva e di appeal verso il pubblico, spiazzandolo di continuo e prevenendo il rischio che possa annoiarsi.

Se abbia pesato anche la volontà delle validissime interpreti di Lara e Valeria di sperimentarsi su nuovi set o in altre avventure professionali (la Morariu sta girando la nuova serie Rai Tutto può succedere), questo non si sa. Di certo dispiace, perché entrambi i personaggi funzionavano ancora. Ma se il pubblico è riuscito a superare la morte di Claudia Mares (Simona Cavallari), sopravvivrà anche a questi addii. In attesa di altri ancora più dolorosi.

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