Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Sorci Verdi: la recensione

sorcivSarebbe stato davvero bello poterli vedere. Ma nel nuovo late-show di J-Ax di sorci verdi nemmeno l’ombra. Piuttosto si è visto, per l’ennesima volta, quanto sia sbagliato puntare sull’irriverenza costruendola a tavolino ed essere poi incapaci di metterla in scena con naturalezza e spontaneità.

Questo è stato l’effetto della prima puntata di “Sorci verdi”, programma che avrebbe dovuto essere rivoluzionario stando alle premesse (e quanto ce ne sarebbe bisogno in una televisione ripetitiva come quella di oggi).

Ma purtroppo così non è e Sorci Verdi finisce quasi per diventare parodia di se stesso: si critica il modo di fare tv riproponendone tale e quale il meglio e soprattutto il peggio; si vuole essere trasgressivi, o almeno lo si proclama quasi allo sfinimento, senza poi riuscirci per davvero. Come se per esserlo bastassero le solite, vecchie battute contro il sistema, contro la Rai o contro il berlusconismo. Oppure evidenziando l’inutilità del talent in cui si è mangiato per due anni. O ancora facendo continui riferimenti alla droga (per non parlare del abusatissimo doppio senso “Maria-maria” con la De Filippi).

Insomma, i tempi sono cambiati e per essere davvero irriverenti serve altro. Ma “Sorci Verdi”, almeno alla prima puntata sembra non essersene accorto. Sarà anche l’influsso delle risate finte del pubblico o degli intermezzi musicali pre-clip che fanno molto tv anni Ottanta-Novanta. E il programma, che si auspicava essere tra i più innovativi, risente di un’irrefrenabile ricerca di modernità che va a scontrarsi continuamente con l’incapacità di trovarla. La battle rap De Filippi-D’Urso, ad esempio, come idea può anche funzionare ma alla fine risulta essere l’apologia dei teatrini della tv di oggi ben confezionata per un pubblico giovane. Ma cosa c’è di innovativo in tutto questo?

Anche la poca spontaneità di J-Ax, quasi ingessato nelle vesti di conduttore, finisce per amplificare l’effetto. Troppo legato alla scaletta e a ciò che gli autori gli scrivono, basterebbe facesse uscire il cappellaio matto che è in lui per dare più vigore al programma. Regala per un attimo un barlume di speranza, a parte la presenza di Paolo Jannacci, l’intervista a Maria De Filippi: oltre all’imbarazzante duetto sulle note di Maria Salvador (roba da Nuovi Mostri di Striscia), qualche domanda (e dichiarazione) audace c’è, ma non certamente quello che ci si aspetta da un programma il cui biglietto da visita, fin dai primi minuti, è: “Questa è la prima e probabilmente anche l’ultima puntata. Non so se ce ne faranno fare altre!”.

L’interazione tv-web, infine, potrebbe essere sfruttata meglio: la tv di oggi sembra convinta che basti avere qualche youtuber nel team di un programma per svoltare ma le clip e i video della prima puntata di Sorci Verdi sembrano dire tutt’altro. E cioè che anche qui è fondamentale la creatività nella scrittura e nel linguaggio per andare a segno. Chissà mai se riusciremo prima o poi a vedere per davvero questi sorci verdi.

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