Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Ti Lascio Una Canzone 2015: l’ottava edizione sotto la lente d’ingrandimento

Ti-lascio-una-canzone-638x425Cup-music, boyband, repertorio più internazionale e contemporaneo. Nel tentativo di modernizzarsi e guadagnare telespettatori, Ti Lascio Una Canzone finisce per rimanere incastrato tra le sue due anime. Un po’ talent, un po’ trasmissione per bambini anche quest’anno il talent sembra non riuscire a trovare un equilibrio. E spiccare il volo (il gioco di parole non è casuale) diventa sempre più difficile.

 Un gap da colmare. Non si vuole puntare sulla competizione tra i concorrenti, ma inevitabilmente il voto della giuria è influenzato dalle interpretazioni dei baby-talenti. Interpretazioni limitate in alcuni casi dalla giovane età dei cantanti. Qualche critico lo aveva già fatto notare i primi anni, ma la bravura e le belle voci dei bambini partecipanti, nonché il successo ottenuto dal programma, facevano passare in secondo piano tutto il resto. Ma ora, dopo sette edizioni, è impossibile non notarlo. Lavorare sulla capacità interpretativa dei protagonisti diventa sempre quindi più importante: far capire loro quello che cantano, il significato del pezzo che devono eseguire. E non basta un nuovo arrangiamento, per quanto bello e originale possa essere, a nascondere una tale mancanza.

Nuovi inserti. Aprire a nuove forme musicali, come la cup-music fatta solo con voce e tazze, dare spazio anche ai piccoli musicisti sono novità che fanno bene al programma. Ma alla quarta puntata sono già diventate vecchie. Bisognerebbe puntare quindi più su performance ricercate ogni settimana, che vadano oltre la semplice esecuzione al microfono: ne beneficerebbe lo show e il pubblico.

Le boyband. Strizza l’occhio al pubblico adolescente (come del resto le ospitate di Violetta e del cast di Alex&Co) l’inserimento di boyband, già sperimentato con successo nel rivale Io Canto. Anche TLUC ci aveva timidamente provato in passato ma quest’anno la tendenza sembra proprio quella di puntare tanto sui gruppi, specialmente maschili (per la gioia delle ragazzine) come i Made in Italy. Ma potrebbero essere i Gravity Sixty la vera rivelazione del talent: già vincitori delle prime due puntate, il loro rock ha conquistato pubblico e giuria con molta facilità.

gravity

Il repertorio. Nonostante qualche fan in rete si è lamentato, l’esecuzione di canzoni straniere, oltre che italiane, e di pezzi anche attuali o quantomeno inediti per TLUC (Sweet Child O’Mine dei Guns N’Roses o Rolling in the Deep di Adele) è interessante e per certi versi spiazzante (il che è un pregio). L’apertura a nuovi generi contribuisce poi a portare più pubblico. E i telespettatori votanti  sembrano apprezzare, visto che hanno fatto vincere Child O’Mine la scorsa settimana.

 La giuria. Sulla carta fortissima, di fatto sembra risentire molto dell’egemonia di Antonella Clerici. Forse proprio per questo risulta essere poco perforante. Un po’ più di libertà in più non guasterebbe e qualche gag tra loro servirebbe anche a dare ritmo allo show. Basare le votazioni sulla scelta del brano per i big (tra l’altro non scelto dal concorrente) denota poco carattere: essendo tutti maggiorenni ed essendoci in palio un album con la Universal forse dovrebbe abbandonare il perbenismo e il “volemose bene” per una valutazione seria e motivata.

La costruzione della puntata. Più ritmo non danneggerebbe. Meno conduzione, più canzoni e dibattito in giuria. Inutile inframezzare le esibizioni degli ospiti musicali di presentazioni: meglio farli esibire di continuo, una canzone via l’altra, un po’ come a Io Canto (magari mettendo il titolo in sovraimpressione) e poi intervistarli solo alla fine, magari lasciando spazio a un’esibizione finale prima dell’arrivederci.

Il girone big. L’intenzione era ottima. Peccato che la gara tra gli ex concorrenti risenta dell’ora tarda e di un meccanismo che va inevitabilmente a scontrarsi contro il tempo. Quello necessario ai giudici per formare una valutazione corretta (e non basata sulla canzone scelta) e quello di chiusura della trasmissione, prevista per mezzanotte e quaranta. Forse sarebbe stato meglio selezionare meno concorrenti e concentrarsi su quelli. Ma in termini di share, il segmento big sembra comunque dare i suoi frutti.

La sfida con Tu Si Que Vales. Gli ascolti sembrano premiare il competitor di Canale 5, vincente anche sul target commerciale. E di fatto Tu Si Que Vales ha più possibilità di intercettare i diversi gusti dei telespettatori essendo più vario: non solo canto e ballo ma anche sport vari, invenzioni, sketch comici, strani personaggi. E soprattutto un programma pre-registrato non ha i tempi morti di una diretta. Ma il talent di Antonella Clerici ha ancora sette settimane per sollevarsi: ci riuscirà?

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