Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Hell’s Kitchen Italia 2, la recensione: “diavolo” che abbaia, non morde

hells_kitchen_2015_pranzo_25_cracco_eliminazioneSopra le righe, estrosi: la vera forza di questa seconda stagione di Hell’s Kitchen Italia sono i concorrenti. Macchiette più che aspiranti chef, o almeno così li dipingono gli autori del programma. Come Chang, il cinesino italianizzato amatissimo in rete tra i fan del programma. Talmente spaesato da risultare quasi surreale, Chang ricorda molto Man Lo, la cinesina del Grande Fratello 6 di cui si sono perse le tracce negli anni.

O ancora Vincenzina, la napoletana tutto pepe nata a New York, coinvolta dallo chef Carlo Cracco in un bizzarro gioco di seduzione: tutto fa spettacolo. E poi il modaiolo Mirko, la finta dura Chiara, scoppiata in lacrime per una barbabietola poco apprezzata in sala e Giuseppe, tutto fumo e niente arrosto per usare un’espressione culinaria, cacciato da Cracco durante l’ennesimo servizio fallito dopo numerosi e inspiegabili salvataggi nelle nomination precedenti.

Insomma ognuno, chi più e chi meno, col personaggio che gli autori gli hanno cucito addosso contribuisce a dare spettacolo, andando a colmare quel vuoto che lo chef Carlo Cracco, per quanto provi ad essere diabolico, non riesce a riempire. Non proprio il massimo per un format che sin dalle origini basa il proprio potenziale di intrattenimento sulla cattiveria dello chef nei confronti dei suoi sottoposti attraverso rimproveri coloriti o gesti volutamente eclatanti come il lancio di padelle o di pietanze.

Carlo Cracco prova quindi a inseguire le orme di Gordon Ramsay, lo chef che ha dato vita al successo Hell’s Kitchen ma, proprio come lo scorso anno, non sempre riesce ad essere credibile. Ad esempio in quei momenti in cui insegue un concorrente in lacrime per rincuorarlo, dopo averlo aspramente rimproverato. O ancora quando salva inspiegabilmente un concorrente dalla nomination nonostante l’evidente performance fallimentare, cacciandone un altro in quel momento più meritevole del posto, semplicemente perché, dice Cracco, “scommette su di lui”. Paroline che fanno crollare il mito dello chef diabolico su cui dovrebbe basarsi il programma.

È accaduto prima con Giuseppe, poi con Marcella: ed entrambi, nonostante l’ennesima possibilità concessa, sono stati comunque cacciati nelle puntate successive. Un vizio tutto italiano quello del riscatto, della seconda chanche, tipico di molte sceneggiature e scritture televisive, perché fa spettacolo e crea empatia nel pubblico. Ma, pur addicendosi ad altri programmi, in Hell’s Kitchen stona nettamente con il motivo d’essere del format. D’altronde basterebbe guardare una puntata della versione statunitense per accorgersene: lì sì che si può parlare davvero di cucina “infernale”.

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