Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Coppie in Attesa: la recensione

1280x720_1433953308821_coppie-in-attesaOtto coppie, la nascita di un figlio, le emozioni che precedono e seguono il parto. RaiDue sceglie la maternità, tema ad alto tasso di emotività, per sperimentarsi in prima serata con il docu-reality, genere che negli ultimi anni ha fatto la fortuna di alcune reti del digitale terrestre, Real Time e Mtv in primis. Per farlo si affida a Simona Ercolani e alla sua Stand By Me, che con prodotti come Sconosciuti, Sfide, Emozioni o 16 anni e incinta Italia (per citarne alcuni) ha ampiamente dimostrato di essere tra i più capaci nel campo del racconto televisivo.

Coppie in Attesa però va oltre: diversamente da altri programmi dello stesso genere che privilegerebbero il racconto di una coppia a puntata, il nuovo format di RaiDue sceglie un impianto narrativo più vicino alla fiction, intrecciando nella stessa narrazione le vicende di più coppie (tre o quattro al massimo a episodio per non creare troppa confusione). In quest’ottica assume un ruolo fondamentale la voce guida che, oltre a narrare i fatti, ha il compito di scandire bene i vari passaggi nella narrazione da una coppia all’altra cercando di non far disperdere troppo il telespettatore nei meandri del racconto. E la storia di una coppia non si esaurisce quindi nell’arco di una puntata ma, proprio come in una fiction, prosegue anche in quelle successive costringendo il pubblico appassionato a continuare a seguire il programma fino alla fine.

Se da un lato questa intuizione si rivela funzionale per dare ritmo al programma (un’ora e mezza, la durata media della puntata del giovedì, scorre abbastanza velocemente grazie anche al montaggio serrato), dall’altro però toglie realismo al racconto. E gli artifici usati per la complessa costruzione dell’impianto narrativo (una ripresa studiata o un confessionale non del tutto spontaneo ad esempio) non sfuggono al telespettatore più attento: cose che accadono quanto la realtà viene asservita alla fiction.

Ad ogni modo, pur cadendo in qualche cliché nella narrazione (l’esagerazione tipica delle realtà meridionale nell’organizzare battesimi e altre feste, la suocera impicciona, mariti succubi delle mogli), un taglio per certi versi eccessivamente moralista e “politically correct” che emerge anche da alcune considerazioni della voce narrante e la scelta di un campione di coppie che avrebbe potuto essere più variegato (perché non inserire nel cast anche genitori meno convenzionali?), l’obiettivo principale si può dire raggiunto: gioie, dolori, paure, ansie, speranze della maternità vengono fuori bene catturando lo spettatore e creando quell’empatia fondamentale in programmi di questo genere. Che Coppie in Attesa possa servire a far aumentare la natalità nel nostro Paese?

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