Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

L’analisi. Squadra Mobile, Ardenzi e quel confronto con Distretto di Polizia…

squadra-mobile-bannerParlare di realismo sarebbe davvero troppo eccessivo. Ma è indubbio che quell’inquietudine che aleggia intorno ai personaggi e alle atmosfere di Squadra Mobile e quella crudezza nel raccontare vicende professionali e private dei protagonisti restituiscono al telespettatore una sensazione di pseudo-verità che contribuisce alla credibilità della serie. Perché, proprio come nella realtà, non ci sono buoni né cattivi: ci sono persone, i loro pregi e i loro difetti, le debolezze e i punti di forza. A fare la differenza sono le scelte: seguire la via del bene, come Ardenzi, o quella moralmente scorretta ma più proficua del male.

È la base di molte serie americane di successo: una logica che in Italia, almeno sulla tv generalista, fatica a penetrare. Perché se il pubblico di Sky si è entusiasmato di fronte a fiction come Gomorra (e la critica pure), i telespettatori Rai e Mediaset sembrano non essere ancora pronti per il grande salto. Solo così si può spiegare la performance di Squadra Mobile, giunta questa sera al giro di boa. Ferma a una media del 14% di share, in rete ha diviso gli utenti. Chi al grido di #ridatecidistrettodipolizia si è scagliato contro la deriva della serie e chi invece prova a difendere il progetto.

Forse l’errore, se “errore” possiamo chiamarlo, è stato proprio quello di ripensare per questa nuova serie ad Ardenzi, personaggio amatissimo e legato nell’immaginario collettivo a Distretto di Polizia. Nonostante gli scongiuri del regista Alexis Sweet che più volte ha sottolineato come questa sia una serie completamente diversa da Distretto, il confronto a molti, vista la presenza di Ardenzi, è venuto spontaneo. E Distretto rappresenta l’altro modo di fare fiction, quello più vecchio (per anzianità si intende) che sulla generalista viaggia ancora con ascolti record. Quello di Don Matteo per intenderci: una fiction garantista e rassicurante, dove i buoni e i cattivi sono ben distinti già in partenza e fin da subito si sa che a trionfare sarà il bene. Non c’è spazio per evoluzioni caratteriali o comportamentali dei personaggi: al massimo c’è il colpo di scena finale in cui uno dei buoni, non di certo il protagonista, si rivela invece essere il cattivo, anche se fino a quel momento sarebbe stato impossibile pensarlo.

Anche Ardenzi, se si torna con la mente a Distretto, veniva rappresentato come poliziotto integerrimo, ligio al dovere, determinato nel suo lavoro e nel privato compagno fedele e innamorato. Nessuna ombra, né difetto. Oggi, quindici anni dopo, è a capo della squadra mobile, tutto dedito al lavoro, ma fin troppo, al punto da sacrificare tempo da trascorrere con la figlia Mauretta. Non di certo un buon padre. E al suo fianco c’è il più spietato dei traditori, il collega Sabatini, ma lui sembra non accorgersene. Proprio lui che nel primo storico Distretto fu il primo a sospettare e capire che dietro alle minacce al commissario Scalise (Isabella Ferrari) e alla morte dell’agente Nina Moretti (Serena Bonanno) c’era anche il procuratore Arturo Stasi (Paolo Maria Scalondro), che, ricattato da un boss della mafia, aveva accettato di fare da talpa tradendo lo Stato.

Insomma i tempi sono cambiati, la fiction pure e gli agenti di polizia, secondo Squadra Mobile, anche. Sono sempre capaci (e siamo pronti a scommettere che anche qui vincerà il bene), ma non più così affidabili. Ognuno ha le proprie debolezze: chi la droga, chi l’alcool, chi le donne (le colleghe in particolare). E c’è anche chi, poliziotto più per volere del padre che per convinzione personale, soffre nel sentirsi inadatto, così insicuro e timoroso da arrivare a spararsi quando verrà ingiustamente accusato di omicidio.

Forse è proprio per questo che molti fan di Distretto di Polizia sono rimasti spiazzati di fronte a questa nuova serie. L’epoca degli agenti supereroi è dunque giunta al capolinea? Non possiamo saperlo ma di certo il pubblico, quello della generalista almeno, non è ancora pronto ad accettarlo.

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Un commento su “L’analisi. Squadra Mobile, Ardenzi e quel confronto con Distretto di Polizia…

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