Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Squadra Mobile tra polemiche e ascolti: la recensione

squadra-mobile-bannerDue settimane fa in questo articolo ci chiedevamo se la fiction Squadra Mobile, al debutto, sarebbe riuscita a rivoluzionare il genere poliziesco in Italia. Oggi possiamo dire con certezza che lo spin-off di Distretto di Polizia ha quasi tutte le carte in regola per farlo. Della serie madre ha mantenuto solo l’impianto narrativo che privilegia il racconto di storie relative a problematiche sociali strettamente legate all’attualità come i fenomeni del cyber bullismo o delle baby-squillo.

La narrazione invece rispecchia quella di alcune serie poliziesche americane contemporanee: linguaggio moderno, a tratti crudo, ritmo veloce e regia dinamica sottolineano l’azione rendendo il prodotto credibile e avvincente.

C’è poi la scelta, coraggiosa, di incentrare la linea orizzontale, quella che attraversa tutti i sedici episodi della serie, sulle ombre che avvolgono la polizia: il lato più oscuro, qui rappresentato da un poliziotto dedito più ai night e ai traffici di droga che al lavoro nella Narcotici, capace di arrivare a uccidere per coprire i suoi loschi affari e di corrompere colleghi pur di depistare le indagini. Un tasto che fino ad ora la fiction poliziesca italiana ha solamente sfiorato senza mai toccare in maniera così esplicita e diretta come in Squadra Mobile. Non tutti sembrano aver apprezzato, a partire dal Siap, il sindacato della polizia che tramite Pietro Di Lorenzo, un segretario generale, ne ha chiesto la sospensione perché “nella fiction è fornita un’immagine della Polizia di Stato incredibile, falsa e fuorviante”. E lo stesso Di Lorenzo ha avviato anche una petizione online sul portale “Firmiamo.it” che al momento ha raccolto 98 adesioni (su 10mila) per “dire basta a questa vergogna!”.

Polemiche a parte, a preoccupare è il calo di ascolti registrato tra la prima puntata (4.568.000 telespettatori e il 18.1% di share) e la seconda (4.090.000 e 14.37%). Un calo d’ascolti fisiologico? Quattro punti in meno di share non sono molti ma abbastanza per mettere in allarme la produzione. E allora Pietro Valsecchi della TaoDue, che ha creato e prodotto la serie, all’Adnkronos si è lasciato andare a una riflessione sullo stato della fiction in Italia:  

C’è una Italia culturalmente, socialmente ed economicamente,e anche anagraficamente arretrata, che si accontenta di una fiction didascalica, che ama le storie prevedibili, i personaggi tutti d’un pezzo, le biografie agiografiche; insomma una serialità rassicurante e banalizzante. Esiste molta fiction che rispecchia in pieno questo obiettivo, che raggiunge spesso grandi ascolti ma che non racconta l’Italia vera, che non elabora un linguaggio contemporaneo, che ripropone stereotipi e può quindi essere insidiata da prodotti di acquisto rivolti a un target simile, come dimostra il successo delle telenovelas spagnole. Esiste poi un’altra fiction, minoritaria, che si rivolge invece a un pubblico diverso, che non ha come unica fonte di svago o di approfondimento nella televisione, un pubblico molto esigente abituato a confrontarsi con le serie americane, al quale bisogna offrire un prodotto non banale, legato alla realtà anche più controversa, realizzato con un linguaggio dinamico e innovativo. E questa è la fiction che Taodue si è sempre sforzata di fare e continua a fare anche rischiando negli ascolti perché non è facile parlare a questa Italia che si sta allontanando dalla televisione generalista”.

Insomma qualità e ascolti sembrano non andare di pari passo nella tv generalista italiana: serie come Gomorra, acclamate da pubblico e critica anche all’estero, sembrano confermare questa voce. Ma purtroppo come sappiamo tutti a comandare, soprattutto in una tv commerciale come Canale 5, sono gli ascolti. E il fatto che Il Segreto ne raccolga in continuazione, in qualsiasi spazio lo si collochi, dice molto sul pubblico della rete.

A Valsecchi va riconosciuto il tentativo di aver portato qualcosa di innovativo e di inconsueto nel palinsesto di Canale 5, nella speranza che anche il pubblico prima o poi possa capire e premiare la sua Squadra Mobile. Ma se così non dovesse essere, anche lui, come tutti i produttori che l’Auditel colpisce impunemente, potrà consolarsi con la consapevolezza che un prodotto di qualità resta tale indipendentemente dagli ascolti che riesce a raccogliere. E Squadra Mobile, considerando il livello medio della fiction italiana, è una serie davvero promettente.

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Un commento su “Squadra Mobile tra polemiche e ascolti: la recensione

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 4, 2015 da in Squadra mobile con tag , , .
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