Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Italia’s got Talent 2015, recensione: il vero talento è nel montaggio

downloadSempre più vicino alle fasi finali, il nuovo Italia’s got talent taglia questa sera il traguardo della sesta puntata con una media di un milione di spettatori circa su SkyUno, esclusi i più di ottocento mila che lo seguono al venerdì  in replica su Cielo in aumento puntata dopo puntata.

Ormai sorprendere con un talent show di questo genere è diventato difficile vista l’agguerrita concorrenza. E difatti il livello delle esibizioni andate in onda in queste prime puntate è pressoché nella norma, nulla di eccezionale. Ci sono performance che catturano il pubblico trovando forza nelle storie di chi le esegue (i ragazzini che cercano di superare la loro disabilità con il rap, la ragazza sorda che balla come se sentisse la musica), altre che strappano un sorriso per la bizzarria dei personaggi che le fanno. Poi c’è Trava, il figlio del giornalista Marco Travaglio che rappa alla faccia del padre. Tutto già più o meno visto.

La giuria funziona, ma non spicca. Ognuno ha il suo ruolo, dal simpaticone Frank Matano alla cattivella Nina Zilli, ma, contrariamente alle aspettative, Luciana Littizzetto e Claudio Bisio sembrano non lasciarsi molto andare come in altri programmi in cui siamo abituati a vederli.

Merito o colpa anche del montaggio veloce che toglie a conduttrice e giudici abbastanza spazio. E difatti, se il punto di forza dell’Italia’s got talent targato Mediaset era proprio la giuria, nell’interazione tra Maria De Filippi, Gerry Scotti e Rudy Zerbi e nelle dinamiche che riuscivano a creare coi concorrenti, nella versione Sky a farla da padrone è proprio il montaggio.

Dinamico, veloce, coinvolgente, come solo Sky sa fare, il montaggio è quasi cinematografico: sovverte l’ordine temporale degli eventi creando un racconto a sé, capace comunque di catturare l’attenzione del telespettatore e di tenerlo attaccato al piccolo schermo per tutta la durata del programma. Prima un’esibizione singola, poi uno stacco dietro le quinte, ancora una carrellata di performance veloci per proseguire col mostrare i tecnici che preparano il palco per il prossimo concorrente. Ogni momento è sottolineato da musiche e canzoni pop che ne impreziosiscono il significato. Ne esce un racconto comprensibile, incapace di annoiare e di risultare ripetitivo, a differenza di altri programmi del genere che vivono di montaggio come The Voice. E forse, almeno per il momento, è proprio lì il talento più grande di questa prima fase dell’Italia’s got talent targato Sky.

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