Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

L’analisi. La dama velata: il ritorno del feuilleton porta ascolti a Rai1

Dopo il boom di Elisa di Rivombrosa e Orgoglio, la fiction in costume sembrava aver stancato il pubblico italiano. Sembrava, perché ora gli ascolti che raccoglie La dama velata non dicono proprio questo. Uno share medio del 19% nei primi otto episodi (mancano gli ultimi quattro), in alcune serate ha sfondato il muro dei cinque milioni di spettatori battendo la punta di diamante di Canale 5, Il Segreto.

A cosa si devono questi numeri? Parte del merito è proprio de Il Segreto che ha contribuito a riaccendere l’interesse di quel target di pubblico in prevalenza femminile che si appassiona al racconto di amori contrastati, meglio se in epoche storiche.

Telespettatrici a cui non importa la qualità del prodotto. L’importante è lasciarsi trasportare dal vortice di passioni, intrighi, lotte di potere che travolgono l’eroina e il suo innamorato, farsi coinvolgere nelle loro lotte per il bene, contro i cattivi di turno con la consapevolezza che alla fine a trionfare sarà l’amore, come quasi sempre accade.

Tutti elementi che è possibile ritrovare ne La dama velata, con la particolarità che in questo caso l’innamorato, il conte Guido interpretato da Lino Guanciale, è sospeso tra il bene e il male e, almeno fino alla fine, sarà difficile inquadrarlo in una categoria ben precisa. Per il resto dal punto di vista autoriale nulla di nuovo all’orizzonte: tutto già visto, sorprese zero, narrazione lenta, in certi punti della trama in maniera eccessiva.

Unica novità: la struttura narrativa. Solitamente il formato 12×50 (dodici episodi da cinquanta minuti), tipico del telefilm, viene usato per i polizieschi o altri generi, non di certo per i feuilleton. Si sarebbe rivelato utile se fosse servito almeno a piazzare più colpi di scena nel finale di ogni episodio aumentando il ritmo della puntata (come accade solitamente nelle serie con formati simili). Ma così non è, almeno per il momento.

Le buone interpretazioni degli attori contribuiscono a dar credibilità alle vicende: più riuscite quelle di Andrea Bosca e Lucrezia Lante Della Rovere, perfida zia e malvagio cugino della protagonista Clara, meno efficaci ma piuttosto sentite quelle di Lino Guanciale e Miriam Leone (la contessina Clara).

Insomma anche se inizialmente stando alle presentazioni la serie avrebbe dovuto essere un mix tra feuilleton e mistery, genere quest’ultimo di cui non c’è quasi traccia nei primi episodi andati in onda, puntare su fiction in costume e buoni sentimenti si sta rivelando nuovamente vincente sul fronte degli ascolti. E la Rai gongola, perché forse ha finalmente trovato il suo Segreto.

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