Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

La tragedia in Argentina e la sicurezza nei reality italiani: una riflessione

6295352-3x2-700x467L’eco del tragico incidente aereo in Argentina, costato la vita alla nuotatrice Camille Muffat, alla velista Florence Arthaud, al pugile Alexis Vastine e ad altri cinque membri della troupe di Tf1 impegnati nelle riprese del reality Dropped (oltre ai due piloti) ha raggiunto l’Italia, riaccendendo la polemica sulla sicurezza di cast e troupe impegnati in programmi estremi.

A lanciare l’allarme è il presidente del Codacons Carlo Rienzi: Si tratta dell’ultimo di una serie di incidenti anche gravi che hanno caratterizzato negli anni il mondo della tv ed in particolare dei reality show. La ricerca spasmodica dell’audience ha portato le produzioni televisive a spostare sempre più in là i limiti, introducendo prove e format sempre più estremi. L’ultima strage deve far riflettere sulla necessità di proseguire su tale strada.

Crediamo sia necessario, anche alla luce delle recenti polemiche sulla sicurezza sollevate da alcuni concorrenti di un reality italiano, introdurre limitazioni a tali show che vadano a garanzia dell’incolumità di concorrenti e lavoratori, senza tuttavia pesare sull’aspetto creativo e artistico.

Il riferimento è all’abbandono di Catherine Spaak dall’Isola dei Famosi perché a suo dire troppo impaurita dalla pericolosa esperienza vissuta sulla barca che trasportava i concorrenti durante la tempesta che ha investito l’isola nella prima puntata.

Ma già nel 2010 l’Isola era balzata alle cronache per la polemica sulla poca sicurezza mossa dall’allora inviato Rossano Rubicondi. In collegamento a Quelli che il calcio, davanti a una stupitissima Simona Ventura, Rubicondi sbottò:

“C’è gente incompetente che viene a lavorare qua. Non puoi buttare gente con una corda da una montagna senzaWINART-53903_rubicondi_isola_famosi01g un freno, se sbatti su un palo ti spacchi in quattro. Io non rischio tre mesi di gamba rotta. Qui si rischia di brutto. C’è gente che si è fatta male e continua a farsi male. C’è un aereo a settimana con sei posti. Siamo bloccati qui come prigionieri. Aspettavo il ghiaccio e l’ho preso al ristorante. Ho fatto una siringa. Uno prima di me ha fatto la prova ed è andato all’ospedale per lo stesso motivo. Qui nessuno sa cosa dire. O mettiamo gente che sa lavorare o non facciamo più giochi pericolosi. Qui le misure di sicurezza non sono rispettate. Tre nostri naufraghi hanno rischiato la vita e continuiamo a fare le cose come Rambo. Qui il rischio è un divertimento per qualcuno e non è controllato, non gliene frega niente a nessuno. Anzi, c’è chi si diverte che qualcuno si faccia male”.

Lo sfogo arrivò dopo il ferimento dell’inviato ad una gamba durante la registrazione di una prova. Ma nella stessa edizione altre polemiche erano già scoppiate nel corso della prima puntata, quando erroneamente la produzione aveva lanciato i concorrenti da un elicottero in un punto in cui l’acqua non era profonda. L’incidente causò fratture vertebrali e la rottura del coccige a Luca Ward, che intentò poi causa a Magnolia, la casa di produzione del programma.

A difendere lo show, oltre alla Ventura, arrivò in diretta il capoprogetto: “Rossano, lo capiamo anche, ha avuto paura ieri. Ci dispiace, ma questo sfogo è legato alla situazione che ha vissuto ieri. Fortunatamente non si è fatto nulla. Vorrei tranquilizzare tutti, qua non si rischia la vita. E’ dura, lavoriamo, qui ci sono i più grandi professionisti in giro in quanto alla tecnica e gli altri giochi. Ma rassicuro le famiglie di noi dipendenti: siamo in sicurezza”.

simona-karina-melitaOggetto di critiche furono anche le prove estreme a cui vennero sottoposti i concorrenti de La Talpa, il reality game andato in onda prima su Rai2 poi su Italia1 con buon successo. Nella terza edizione fece discutere l’assalto di alcuni sconosciuti alla location africana in cui soggiornavano i vip in gara (in foto lo spavento di Karina, Simona e Melita durante l’agguato).

Fortunatamente quello che è accaduto in Argentina non è mai successo a una produzione italiana. Né qualche concorrente ha perso la vita durante la partecipazione a un nostro programma, come accaduto in altri Paesi. Ma è opportuno non generalizzare: non è stato il reality a provocare la morte di quelle persone, bensì un incidente aereo, così come non è stato lo sport a uccidere il Grande Torino quel tragico 4 maggio 1949.

Giusto quindi che programmi estremi abbiano un codice di sicurezza da seguire per prevenire incidenti o gravi infortuni. Meno giusto è sospendere o limitare tali trasmissioni basandosi esclusivamente sulla tragedia in Argentina. Soprattutto in Italia dove i reality show non sono così “estremi” come in altre parti del mondo: da noi Fear Factor (concorrenti alle prese con prove davvero pericolose come essere sepolti vivi o dover mangiare topi e altri insetti vivi per non essere eliminati) ad esempio non è mai arrdroppedivato. E neanche Cats Offs, reality della britannica Channel 4 con sei disabili su un’isola deserta.

La tragedia di Dropped deve sì far riflettere sulla sicurezza in tali programmi, ma non indurre a estremizzare la tragedia stessa. Con un pensiero a tutte le vittime di quell’incidente, celebri e no, partite per spettacolo, per lavoro, per un reality che la crudele realtà è riuscita a superare.

 

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