Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

La ricetta “Masterchef”

MasterChef_4_2014_EP05_38_InventionTest_Gabriele_Eliminato0923-620x388Spoiler o meno, non serve un indovino per prevedere che questa sera la finale di Masterchef sarà comunque seguitissima. D’altronde anche la quarta edizione del celebre talent show è stata così ben cucinata che resistergli sarebbe stato impossibile.

Gli ingredienti, la preparazione, l’impiattamento: tutto nella ricetta Masterchef ha funzionato. A partire dai concorrenti, ognuno con un ruolo ben preciso all’interno della gara abilmente cucitogli addosso dagli autori. Paolo il catechista, Stefano l’ansiogeno, Filippo l’arrivista, Simone il figo, Nicolò quello sicuro di sé. E poi Amalia la favorita del gruppo fin dalle prime puntate, Serena la provincialotta disincantata, Viola la timida e tutti gli altri: ciascuno a modo suo ha contribuito col proprio personaggio a umanizzare la competizione, esibendo alle telecamere, sorrisi e lacrime, simpatie e antipatie, debolezze e punti di forza facendo scattare un meccanismo di identificazione nello spettatore.download

Elemento indispensabile nel piatto “Masterchef” che ha nella competitività il suo ingrediente principale. Meccanismi di voto per sfavorire l’avversario, litigi e rivalità indotte da domande o interventi dei giudici studiati appositamente per quello scopo: mai talent è stato più spietato nel dividere i concorrenti. Accendere al massimo lo spirito agonistico dei partecipanti e portare la competizione ai massimi livelli sembra diventato l’unico obiettivo degli autori in queste ultime edizioni. D’altronde continuare a puntare esclusivamente sulla cucina a discapito del meccanismo di sfida, visto anche il proliferare di trasmissioni simili, avrebbe potuto rendere estremamente ripetitivo il format rischiando, dopo quattro anni, di allontanare il pubblico.

La soluzione? Spettacolarizzare. E quindi abbiamo assistito negli anni a un escalation di trovate spettacolari finalizzate a far uscire lo spirito combattivo degli aspiranti Masterchef. Va nella stessa direzione anche la cattiveria dei 007-masterchef-italia-4-1-gennaio-2015-direttagiudici. Il lancio dei piatti, i commenti alquanto coloriti sui piatti peggiori: Bastianich, Cracco e Barbieri non sono solamente chef stellati, ma sono diventati vere e proprie chef-star asserviti più alle logiche dello showbiz che a quelle della cucina.

E cos’abbiamo imparato in questi anni di Masterchef? Che un buon piatto, preparato coi giusti ingredienti, non sarà mai un grande piatto se è impiattato male. E allora il successo della ricetta Masterchef è anche nella confezione: al racconto della competizione costruito appositamente dagli autori per coinvolgere il pubblico contribuisce un abile lavoro di montaggio capace di portare lo spettatore nelle cucine di Masterchef facendo aumentare quel senso di identificazione che è in parte la chiave del successo del programma. E il piatto “Masterchef” è servito.

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