Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

L’Isola dei Famosi: parole, parole, parole e pochi fatti

downloadL’Isola delle chiacchiere. Tante, troppe. Almeno a giudicare dalla terza puntata. Se le prime due sono volate via abbastanza in velocità, nella terza qualcosa non ha funzionato. Qualcuno la chiamerebbe noia. I battibecchi tra i naufraghi, le polemiche molto poco interessanti sui presunti strateghi che, diciamocelo, hanno poca strada, visto che si sono fatti scoprire quasi subito, hanno occupato quasi due terzi della puntata. D’accordo parlarne per scatenare l’ego social del popolo della rete, ma il troppo stroppia. E a Mediaset ancora non lo sanno bene. È stato un po’ anche il problema del Grande Fratello: tirare tre ore di diretta per coprire anche la seconda serata, dove lo share impenna a suon di chiacchiere e litigate istigate, tante, e fatti, pochi.

Purtroppo quello che funzionava nella prima era dei reality, quella per intendersi dei primi Grande Fratello e Isole, delle Fattorie e delle Talpe in cui qualsiasi cosa, basta che fosse un reality, faceva ascolti, ora non garantisce più risultati. Nel frattempo infatti sono nati nuovi format, evoluzione di quel genere televisivo che ha cambiato nel bene o nel male la televisione. L’adventure game come Pechino Express, per citare il programma che ha sostituito l’Isola sulla Rai in cui i concorrenti, vip e persone comuni, devono affrontare prove di sopravvivenza meno dure ma comunque impegnative, hanno cambiato il linguaggio di questi programmi così come lo hanno fatto i cooking show come Masterchef o i docu-reality come Boss in incognito: lo studio è stato sostituito interamente da location soprattutto esterne, il conduttore assume in gran parte il ruolo di guida per i partecipanti e nel racconto a prevalere sulle parole sono le prove e gli eventi.

Le chiacchiere e le discussioni, storicamente appannaggio dei talk show, sono funzionali ormai solo nei talent, dove la giuria deve poter commentare le esibizioni.

Ma in reality come l’Isola (e l’ultima edizione Rai con Nicola Savino lo dimostra), i dibattiti, se in quantità eccessiva e troppo seriosa, sono diventati scontati e servono solamente ad allungare il brodo e ad appesantire la puntata. Senza dover per forza snaturare il format (l’isola è una gara di sopravvivenza e questo aspetto deve restare predominante) la ricetta potrebbe essere semplice: farcire il serale con più giochi per i naufraghi, che stuzzicano comunque l’istinto social del pubblico, come la prova del fango di ieri sera (magari che siano anche diversi da quelli già proposti nelle edizioni precedenti del programma), con più momenti goliardici che non si limitino solamente alle battute su Rocco Siffredi. E provare anche a spingersi oltre, ad esempio organizzando qualche scherzo ai concorrenti o sottoponendoli a piccole tentazioni, alimentari e affettive, per metterli alla prova.

Anche le clip potrebbero virare più sulla simpatia, sottolineando quei momenti che potrebbero tanto piacere alla Gialappa’s Band (a proposito perché non coinvolgere anche loro?) e che sono motivo dei tweet più divertenti scritti dai telespettatori. Ma forse il tutto richiede uno sforzo troppo eccessivo per gli autori?

La trovata della Playa Desnuda, un ottimo surrogato della storica ultima spiaggia, giunti alla terza settimana non basta più. E anche se gli ascolti momentaneamente sembrano premiare, è ancora troppo presto per riposarsi sugli allori.

A meno che in Honduras non sia naufragata anche la creatività.

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