Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Sanremo 2015: più cantanti che canzoni

maxresdefaultCantanti, non canzoni. A giudicare da un primo ascolto dei brani in gara in questa sessantacinquesima edizione del Festival, la scelta del cast è stata guidata più dalla popolarità mediatica dei partecipanti che dalla forza delle canzoni. A differenza degli scorsi anni, nessuna ha particolarmente colpito in queste due prime serate. E forse saranno poche quelle che lasceranno il segno.

Possiamo già scommettere che “Fatti avanti amore”, brano che ha segnato il ritorno di Nek all’Ariston, impazzerà in radio da qui ai prossimi mesi. Le sonorità dance lo aiutano molto in tal senso, anche se non lo si può considerare di certo uno dei pezzi migliori interpretati dall’artista sassolese.

Superfavorito alla vittoria, Il Volo presenta un brano che mescola pop e lirica. Un inno all’amore che qualcuno ha già ribattezzato la canzone erede di “Un amore così grande” di Claudio Villa. E difatti la richiama già dal titolo: “Amore grande”. Un mix di luoghi comuni, con tutte le tipiche caratteristiche della canzone sanremese acchiappa voti.

Stroncata dalla critica, “Una finestra tra le stelle” scritta da Kekko dei Modà per Annalisa (in gara come autore anche con le canzoni di Anna Tatangelo e Bianca Atzei) ha invece una bella melodia, impreziosita dall’ottima interpretazione della cantante ligure. Non sarà la più bella canzone di sempre, ma se vincesse il Festival sarebbe una vittoria meritata, considerando il livello generale delle canzoni. Meritatissima per Annalisa, un ingiusto secondo posto ad Amici 2011 nonostante la superiorità dimostrata sin dalle prime esibizioni davanti alla telecamera. Sarebbe un premio a una carriera in ascesa, costellata di brani di successo ma non ancora riconosciuta pienamente.

Un ritorno alla grande per Irene Grandi: “Un vento senza nome” è piaciuto a critica e pubblico. Una buona interpretazione per un brano delicato, qualcosa di diverso per la rocker fiorentina.

In un mare di canzoni “sole, cuore e amore”, spicca quella impegnata del duo Grazia Di Michele-Mauro Coruzzi sull’identità sessuale, un pezzo che si fa ascoltare. Elegante e ricercata come solo lei sa essere Malika Ayane con “Adesso e qui” ci ha regalato un’intensa interpretazione. Un pezzo poco orecchiabile e per questo probabilmente non vincerà il Festival (se accadesse il contrario saremmo i primi a gioirne) ma nel tempo verrà sicuramente apprezzato. Non male anche Moreno, contro ogni previsione, mentre ci si aspettava qualcosa in più dai Dear Jack e da Lorenzo Fragola che sicuramente si contenderanno il primato al televoto. “Sola” di Nina Zilli è un blues efficace, ma non convincente, almeno al primo ascolto.

Piacevole il brano di Chiara, ma di sicuro non avrà la stessa fortuna di Marco Mengoni e Arisa: anche lei infatti come loro ha aperto il Festival ma probabilmente, a differenza loro, non lo vincerà.

La sorpresa è Nesli: una canzone carina, risultato del tentativo di reinventarsi. Non più solo rap, una nuova strada per riuscire a distinguersi e avere finalmente una propria identità artistica.

Niente di nuovo per Alex Britti, Gianluca Grignani, Raf e Marco Masini: non sperimentano, restano nel loro campo senza regalare troppe sorprese né emozioni. Eccessivamente criticata Lara Fabian: troppa voce per la sua “Voce”, un pezzo che merita di essere riascoltato. I Soliti Idioti? Una nota di colore al Festival e niente di più.

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