Il TeleDipendente

La televisione è come la storia: c'è chi la fa e chi la subisce. (Fabrizio De André)

Sanremo 2015: il Festival dell’eccessiva perfezione

imagesÈ un Festival controcorrente. In un’Italia dove tutto sembra andare sempre peggio, la perfezione del Sanremo 2015 targato Carlo Conti suona quasi come una nota stonata. Non c’è spazio per eccessi o sbavature, l’orchestrazione è eccellente. Fin troppo, a tal punto da far risultare il tutto quasi finto smascherandone i meccanismi di costruzione del programma. Ogni intervento, ogni esibizione, ogni dichiarazione è ingabbiato nelle celle della scaletta costruita dagli autori. Guai a uscire da lì, guai a lasciare spazio all’improvvisazione, all’imprevedibilità.

C’è Conchita Wurst e l’Aiart abbaia? Bilanciamo con la famiglia di 16 figli, dono della Provvidenza. E si ritorna in equilibrio. Quell’equilibrio cui Carlo Conti tende nelle sue produzioni, con l’obiettivo di trasmettere e salvaguardare l’immagine rassicurante che si è costruito in tanti anni di carriera e che il suo pubblico pretende da lui (come avevamo scritto noi alla vigilia di questo Festival). Il pubblico, la gente comune quella a cui Conti ha inneggiato ieri sera a inizio puntata e che non l’ha abbandonato neanche in questa occasione a giudicare i dati d’ascolto, dimostrando che la formula del suo Sanremo funziona.

Una macchina costruttiva che con un paragone si potrebbe accostare alla macchina del tempo, quella che con questo Festival ci riporta indietro negli anni, ai tempi in cui ancora non si sentiva parlare di tv urlata e l’idea di un genere come il reality show era lontana. La tv dove l’imprevedibilità non era all’ordine del giorno, dove non si poteva osare, non si doveva andare controcorrente: tutto era ponderato, studiato per evitare un intervento scomodo, una lite furibonda in diretta, per scongiurare ogni possibile imprevisto.

Oggi la televisione ci ha abituato a scenari ben diversi da quelli e anche Sanremo, nella sua perfetta orchestrazione, risulta falsato: manca un pizzico di imprevedibilità che lo renda vivo, un momento di davvero inaspettato e forte che faccia discutere, parlare. I cassaintegrati di Termini Imerese intervistati da Maurizio Costanzo nel 2010, le canzonette sbeffeggianti i politici di Luca e Paolo nel 2012, il criticato intervento di Maurizio Crozza nel 2013: Sanremo è principalmente musica ma non solo. Che piacciano o meno anche interventi come questi (lontani anni luce dal mix di luoghi comuni e bassa comicità che è stato il monologo di Alessandro Siani), proprio perché fatti sul palco dell’Ariston, il più importante nella storia dello spettacolo italiano, sono e sempre rappresenteranno Sanremo.

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 11, 2015 da in Festival di Sanremo 2015 con tag , , , .
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